Principali
materiali e processi:
La
saponetta è generalmente un sale di sodio o di potassio di
un acido carbossilico alifatico a lunga catena; viene
prodotto e usato per sciogliere le sostanze grasse nei processi di
pulizia.
Si
prepara per mezzo di un processo denominato saponificazione,
ovvero per idrolisi alcalina, di grassi di
origine animale o vegetale. Il processo porta alla formazione del
sale carbossilico (il sapone) e un alcol (generalmente glicerina).

Curiosità :Il
tipo di alcale utilizzato determina la qualità del sapone
prodotto. I saponi di sodio preparati a partire da idrossido di
sodio generalmente sono solidi, mentre i saponi di potassio,
preparati a partire da idrossido di potassio, sono più morbidi
e spesso liquidi. Storicamente l'idrossido di potassio veniva
estratto a partire dalle ceneri di felce. I saponi di litio sono
molto duri e sono usati esclusivamente per trattare gli oli
lubrificanti.I saponi sono derivati degli acidi grassi.
Tradizionalmente sono stati prodotti a partire da trigliceridi (oli
e grassi).[1] Trigliceride è
il nome chimico dei triesteri di acidi grassi e glicerolo.
Il sego, grasso animale raffinato, è il trigliceride naturale
di origine animale più comune. Il prodotto di saponificazione è
chiamato "sodium tallowate" (nomenclatura INCI). Gli
oli vegetali più comunemente utilizzati sono quello d'oliva, di
palma e di cocco. Ogni tipo di grasso vegetale permette di ottenere
qualità ben diverse di sapone con caratteristiche diverse. I saponi
prodotti dall'olio d'oliva sono più morbidi e delicati, quelli più
conosciuti sono il sapone di Marsiglia e il sapone di
Castiglia. Il termine "Castiglia" indica spesso saponi
costituiti da una miscela di oli, ma con un'alta percentuale di olio
d'oliva.
Storia
della saponetta:
Esistono
varie circostanze, ancorché improbabili, che possono aver portato
casualmente alla scoperta del sapone, ma è anche possibile che sia
avvenuta per via empirica. Probabilmente per prime si
ottennero liscivie alcaline dalla cenere di legno, che poi
vennero usate per la saponificazione di sego, scarti
animali, oli vegetali.
Le
notizie storiche sono nebulose, sia per la difficoltà di distinguere
il sapone vero e proprio da altre sostanze utilizzate per pulire, sia
perché il sapone per la sua natura organica e idrosolubile non è
rilevabile da ricerche di tipo archeologico, neppure attraverso i
recipienti e l'equipaggiamento usati nella sua produzione che non
differiscono da quelli destinati ad altri utilizzi.
È
da tener presente che probabilmente nell'antichità il problema
dell'igiene personale non fosse considerato prioritario, non tanto
per la scarsità di acqua calda quanto per l'accentuata causticità
della soda impiegata con eccessiva generosità e il lezzo derivante
dall'uso di grasso animale, per lo più di ovini, infatti
le prime tecniche di pulizia furono sviluppate per pulire tessuti e
indumenti, generalmente con l'utilizzo di argille (terra da
follone), cenere e piante saponarie; da queste ultime si
ricavano le saponine che formano soluzioni saponose che
solubilizzano lo sporco e ne facilitano l'eliminazione.
Fu
solo dopo essere entrati in contatto col
mondo vicino-orientale islamico, nell'età delle Crociate,
che ci s'impadronì delle tecniche di fabbricazione di un sapone
assai meno aggressivo, con l'uso di grassi vegetali, aromi e sostanze
lenitive quali il balsamo. Non a caso il sapone entrò infatti
in Europa grazie ai mercanti veneziani e genovesi e,
per procacciarselo, dame e gentiluomini cristiani erano disposti a
pagare cifre anche molto alte.